BORGOSESIA

 

Borgosesia: provincia da Vercelli (VC)

Superficie: 40,58 Kmq

Altitudine: m 354 s.l.m.

Popolazione: 13.926 abitanti (data ultimo censimento 21.10.2001)

Distanze: Km 111 da Torino, Km 95 da Milano, Km 50 da Vercelli, Km 43 da Novara, Km 49 da Alagna Valsesia.

 

Borgosesia, il centro più popoloso della Valsesia, è oggi conosciuta per le sue tradizioni di lavoro ed è entrata a far parte dei “100 Comuni della Piccola Grande Italia” che più hanno contribuito allo sviluppo economico della provincia italiana.. Borgosesia  può far crescere un'immagine ancor più equilibrata e omogenea dell'intera Valsesia.: accanto alla valorizzazione dell'eccezionale territorio alpino in alta valle, ai tesori artistici varallesi, si integrano le ancor poco conosciute risorse della bassa valle. I nuclei frazionali di Borgosesia, testimoni di un florido passato e gioielli di architettura urbana integrata nello splendido paesaggio boschivo e collinare; le antiche testimonianze preistoriche e protostoriche del Monte Fenera, oggi Parco Naturale di grande interesse; le marcate identità folkloristiche che conservano nel Museo del Folklore e che rivivono nell'attività del Gruppo Folkloristico, nelle tradizioni carnevalesche, nelle tradizioni del Carnevale, nell'esteso associazionismo; per non dire dell'identità industriale dei suoi stabilimenti e quartieri operai sorti dalla seconda metà dell'800.

Borgosesia vuole offrire oggi ai suoi residenti ma anche ai suoi ospiti, turisti, operatori economici ogni possibile opportunità di piacevole permanenza anche con le sue numerose occasioni di cultura (Istituto Storico, Biblioteca) e sport (il Centro sportivo “Milanaccio”, il Centro Polisportivo), di arte (Sacro Monte di S. Anna), di ricreazione (Parco Magni, Parco Naturale Monte Fenera, passeggiate nei sentieri collinari), spettacolo (Teatro Pro Loco).

 

CENNI STORICI  

SESO, BORGOFRANCO, BOROGOSESIA:

breve percorso nella storia della città.

 

Il Medioevo

Della città medioevale Borgosesia mantiene sicuramente il nome, data l'origine germanica di borgo (burg), indicativa di “centro rurale fortificato”-anche solo da un fossato-abitato dal popolo, contrapposto al locale castrum o castellum, dimora del signore e dei suoi rappresentanti. Nella zona nord del centro storico di Borgosesia, salendo dalla piazza parrocchiale lungo le attuali via Cairoli e piazza Garibaldi, in pochi passi percorriamo le tracce del Medioevo borgosesiano più antico. Dall'antichissima pieve del vico (villaggio) di Seso, definita dal vescovo Bescapé “matrice di tutta la valle” , c'inoltriamo nel rione Sassola e per vicoli laterali del nucleo abitato ancora detto borghetto sulla sinistra , e sulla destra tra blocchi/quartieri di edifici dipendenti dal castello dei conti di Biandrate, l'attuale ristrutturato Castellaccio.

Raccolti fra la pieve e il castello, gli ambienti di Seso vissero per secoli in un'area di antico insediamento (come testimoniano reperto romani rinvenuti specialmente lungo l'attuale via Nicolao Sottile) percorsa dal rio Pianezza oggi incanalato, circondata da campi e prati per le coltivazioni e i pascoli , tra le colline coperte di boschi o coltivate a terrazze. Il destino di Seso, e del successivo borgofranco, fu determinato dalla sua specifica posizione: dare accesso alla Valsesia superiore e sorvegliare i transiti e i guadi del fiume Sesia. Quando la pieve di Seso, testimoniata come tale fin dai secoli precedenti il Mille, con diritto di battesimo e di sepoltura, fu centro ecclesiastico di un ampio territorio in Valsesia, sino ai confini con la Valsessera e il Cusio, appartenente alla diocesi di Novara, la comunità era organizzata in una curtis (corte) con una propria amministrazione ed economia aperta pure a scambi di mercato, collegata ad un dominio feudale (la contea di Biandrate).

L'antica strada “biandrina” dalla pianura alla Valsesia si snodava lungo un percorso segnato di rocche e di castelli: Sillavengo, Carpignano, Breclema (nei pressi di Gemme), Romagnano, Grignasco; a nord di Grignasco il castello di Robiallo, sovrastante Bettole; Montrigone, con un suo borgo dipendente ; Vanzone (sul colle dell'attuale chiesetta di Santa Maria) con un borgo sottostante, e la rocca di Roccapietra sorvegliavano in sponda sinistra i passaggi di uomini e merci da e per la pianura, garantivano la sicurezza delle mandrie e greggi transumanti.

Ma vigilavano pure su importanti strade d'accesso alla valle, forniti di armi e di soldati per la difesa e l'offesa. In sponda destra il castello Agnona, con l'avancorpo della torre di Aranco, controllava lo sbocco della Valsessera (terra vercellese) e la strada da Gattinara a Serravalle (pure vercellesi).

Era un sistema difensivo capillare e coerente, al centro del quale su un'altura di Seso si ergeva il castello tradizionale di Biandrate.

Sino ai primi anni del 1300 la storia valsesiana è più la storia di Biandrate: quando l'ingresso in Valsesia fu spartito tra due gruppi rivali della medesima famiglia. Robiallo e Vanzone toccarono a Guido e Umberto, fedeli a Vercelli ed alla Chiesa; Montrigone e Rocca ai figli del conte Gozio, già residente al castello di Seso, che trasportarono la loro sede a Varallo. Pertanto il comune di Vercelli nel 1246-47 intervenne per difendersi da eventuali attacchi dei conti del comune di Novara.

Poco a valle dell'antico Seso costituì un borgofranco, opportunamente fortificato, con una propria amministrazione e particolari privilegi.

Il nucleo originario del nuovo borgo (Borgo di Sesio o Borgo Franco, o di Seso negli “statuti di Novara” e nelle carte valessiane” studiate dal Mor) è in parte identificabile  nella zona compresa tra l'attuale chiesa di S. Marta (ampliata sulla primitiva cappella) e la via Borgofranco, probabilmente inoltratesi verso la chiesa parrocchiale e congiunto a Seso fu solo un'addizione del già esistente borgo di castello, opportunatamente fortificato nel complesso. E' comunque storicamente accertato che i borghi franchi di Gattinara, Serravalle e Borgosesia furono istituiti dal comune di Vercelli, a monte della prima Rado il primo, e di Naula il secondo; a Seso la presenza del castello e di un borgo imposero un intervento solo aggiuntivo. Il nostro borgofranco, posteriore di pochi anni ai due citati, realizzava per Vercelli un collegamento tra l'ingresso in valle dalle appendici del Fenera all'Oltre il Sesia, verso quella sponda destra di dominio vercellese raggiungibile dal traghetto di S. Maria- S.Marta.

La funzione difensiva del Borgofranco di Seso ebbe breve durata: in pochi decenni la potenza di Biandrate e l'alleanza con Vercelli s'indebolirono e si vanificarono, sopraffatte dalla forza politica e militare del comune di Novara e delle nuove istituzioni comunali e comunitarie in valle. Quando,nel corso del 1300 i castelli e le rocche dei Biandrate furono abbattuti, il paesaggio storico valsesiano in parte cambiò ma il Borgo di Seso mantenne per secoli, pur cambiando nome, i luoghi reali e simbolici del suo Medioevo.

Da “Il Monte Rosa del 18-2-89

(Testo di Franca Tonella Regis)

La storia moderna:

Dal dominio dei Biandrate Borgosesia e la Valsesia passarono sotto l'autorità dei Duchi di Milano prima e degli spagnoli poi.

Dal 1707 entrò a far parte del territorio sabaudo, mantenendo pur sempre una certa autonomia, con propri statuti e privilegi fiscali date le scarse risorse della terra valsesiana.

Sarà Napoleone a sopprimere questi privilegi e ad imporre, con i nuovi confini di stato lungo la Sesia, la divisione politica del territorio tra le due sponde (la riva destra del Piemonte- Francia, la riva sinistra Lombardia- Italia).

Questa divisione fu subita negativamente dalla popolazione e, non casualmente, alla caduta di Napoleone il giubilo fu grandissimo.

Con la caduta di Napoleone ritornarono alcuni privilegi e, con i Savoia, sai ricompose la precedente unità territoriale. La Valsesia si integrò socialmente e politicamente nel contesto del Regno Sabaudoe dell'Italia unitaria.

La piazza di Borgosesia in una immagine storica


STRUTTURA ECONOMICA

Prevalentemente industriale con notevole espansione tessile e, più recentemente, nel meccanico, alimentare e nel legno. Attorno alla così soprannominata la “città della lana” per le varie filature insediate (anche di importanza nazionale), sono oggi cresciute importanti industrie di tessuti pregiati e tappeti, ma lo sviluppo industriale si è ulteriormente diversificato con l'insediamento di stabilimenti alimentari, mobilifici, cartiere, meccanici.

Questi ultimi, in particolare, hanno contribuito al consolidarsi di un fiorente artigianato di produzione  (pulitura di metalli, fonderie, serramenti, rubinetterie).

Nonostante la vocazione industriale, il clima piacevole la rende anche meta di un modesto turismo estivo extra-alberghiero sviluppato soprattutto nelle sue graziose frazioni collinari.

Operai in uscita dalla Manifattura

 

CUCINA VALSESIANA

La cucina offerta ai turisti in Valsesia ha come base la cucina lombarda e piemontese.

Dopo un impasto caldo composto di salami, sanguinacci e pancetta per lo più di produzione dell'oste stesso, si possono gustare piatti a base di polenta. Con la polenta, in tempo di caccia, ottimo il camoscio in salmì.

In tempo di pesca le trote sono una prelibatezza dei nostri torrenti cotte con burro di montagna e aromatizzate con erba salvia e sale oppure stufate nel vino Gattinara.

In certi locali si possono ancora consumare le “Miacce”: sorta di crespelle di farina cotte sul fuoco tra due dischi di ferro caldi e poi farcite a piacere: una specialità gastronomica.

Naturalmente sono molto ricercati gli squisiti prodotti del bosco :funghi, castagne, lamponi, mirtilli, more, fragole…

Tipica e presente su ogni tavolo è la “Toma”, l'ottimo formaggio dai cento volti:ogni pastore ha la sua ricetta.

(da “Orizzonte Piemonte-Valsesia a cura di A.P.T. di Varallo)

 

LE TRADIZIONI

 

Il carnevale

Le prime testimonianze documentate sul carnevale di Borgosesia risalgono all'inizio del700: era allora consuetudine il percorrere le strade principali del “borgo” con alla testa il capo del carnevale seguito da un gruppo di suonatori di violino.

Nel 1854 nasce a Borgosesia l'originalissima tradizione del “Mercù Scùrot”: il carnevale del “borgo” inventa il suo scherzoso “funerale”il mercoledì delle ceneri, primo giorno di Quaresima, quando un gruppo di persone, in frac e cilindro, organizzano un corteo funebre che, in dissacrante penitenza, sosta ad ogni osteria e si concede abbondanti bevute per lenire il dolore della sua fine e prepararsi “in spirito” alla triste sorte serale della cremazione del fantoccio del carnevale.

Il 1855 è la data ufficiale della nascita del “Peru Magunella”, la maschera cittadina a cui 31 anni dopo viene data in moglie “Gin Fiammàa”, la sua focosa sposa reale. Dal1887 ha inizio la “storia dolorosa” di questa strana coppia che, vincendo le vicissitudini del secolo e della sua conclamata “sfortuna” carnevalesca, giunge fino a noi in piena salute.

Oggi i borgosesiani creano attorno alle loro maschere, ai personaggi, ai carri, agli appuntamenti tradizionali dei balli , dei pranzi oceanici a base di piatti tipici preparati in piazza o nei quartieri, una meravigliosa cornice di calore umano.


Immagine del Mercu Scurot del 1902   Immagine del Mercu Scurot del 1906

 

 

Il gruppo folkloristico “città di Borgosesia

Il gruppo folkloristico Città di Borgosesia è stato costituito nel 1958 da alcuni appassionati del folklore locale, che hanno riportato in auge la bellezza e lo splendore del costume borgosesiano del 1600, riesumando le antiche danze locali e dell'alta Valsesia, come pure i canti dell'ultra centenario carnevale della città.

Per maggiori dettagli linkare su www.borgosesiafolk.it

 

Il costume tradizionale di borgosesia

Le donne portano un abito in seta rossa a foggia del600 con camicia bianca, grembiule in pizzo, pettorale in broccato, guarnizioni e bottoni in argento, calze rosse, scarpe in seta nera con nastri verdi. L'acconciatura della testa è ricca di spilloni in filigrana d'argento, nastri a patissa di broccato. Completano il costume femminile un giubbetto in panno nero con bottoni in argento e polsi vivaci, scialli antichi, una grande cappellina ed il cestino di foggia tradizionale.

Gli uomini indossano una casacca granata o viola con maniche verdi oppure verde con maniche granata, calzoni nocciola a mezza gamba, calze granata, scarpe in cuoio naturale, sciarpa e polsi in pizzo, feltro marrone a larga tesa, bottoni in filigrana d'argento.

 

Immagine del Carnevale di Borgosesia    Immagine del Carnevale di Borgosesia

 

 

TEMPO LIBERO E CULTURA
 

La Società Valsesiana di Cultura- Onlus

(orari: da martedì a venerdì ore 15.00- 17.00)

Piazza Mazzini, 19-13011 Borgosesia

Tel e fax 0163.21663- e.mail : socvalsesianacult@libero.it

La società Valsesiana di Cultura, fondata nel 1957, opera nell'ambito valsesiano, con collegamenti e scambi con altre associazioni nazionali e internazionali, nei settori della ricerca storica e territoriale finalizzata allo studio approfondito dell'ambiente e della civiltà di Valsesia.

Gli iscritti (singoli e associati) alla Società Valsesiana di cultura  sono in totale 400 circa, alcuni dei quali operano costantemente nell'organizzare e realizzare eventi culturali: incontri, conferenze, convegni tematici, mostre documentarie, viaggi culturali, collaborazione con Enti pubblici e privati di consulenza e di attuazione di progetti.

Alcune delle pubblicazioni edite della Società stessa riguardano specificamente gli insediamenti sul territorio valsesiano, la demografia, i fenomeni di antropologia culturale antichi e moderni, le produzioni artigianali, gli insediamenti industriali, le dinamiche socio-economiche lungo i secoli.

Particolare attenzione caratterizza l'attività culturale rivolta alla ricerca documentaria e valorizzazione intrinseca delle tradizioni, delle devozioni popolari , delle architetture private e sacre, delle testimonianze artistiche e artigianali che qualificano la Valsesia come un territorio alpino di alto valore creativo.

Dal 1958 la Società Valsesiana di Cultura ha edito in proprio e/o con la collaborazione di Enti pubblici e di privati 64 pubblicazioni o miscellanee o monotematiche, sempre di argomento valsesiano, fra le quali dal 1990 un periodo annuale  de Valle Siccida , che comprende in anno in anno una consistente ricchezza di studi inediti.

Il Consiglio Direttivo (triennale 2004-2007) è composto da:Presidente: Franca Tonella Regis; Vice-Presidente: Donatella Massello Rizzo, Giacomo Gaglierdini; Segretario: Teresa Perino Bocchio: Consiglieri: Franco Cameroni, Pierangelo Carrara, Adriana Dattrino, Piera Mazzone, Marinella Mazzone Turcotti, Donata Minonzio, Sandra Muzio Zuccoli, Barbara Paltro, Daniela Pezzolato, Damiano Pomi, Marta Sasso; Revisori dei conti: Paola Bossi, Abele Iseni, M.Grazia Passino Cappellaro; Probi Viri: Vittorio Baldini, Pier Giorgio Longo, Alfredo Papale.

Programmi culturali:

Visite guidate in Valsesia dal Prof. Casimiro Debiaggi:

·         Sabato 30 luglio ore 15.00 Ritrovo a Rima S.Giuseppe, visita alla Chiesa Parrocchiale, trasferimento a Rima:visita alla Chiesa Parrocchiale, del centro Walzer, del Museo “Della Vedova” e dell'oratorio della Madonna delle Grazie.

·         Sabato 6 agosto ore 15.00 Ritrovo a Crevola-Varallo (in sponda destra) presso Chiesa Parrocchiale: visita della stessa e della Parrocchiale antica presso cimitero. Trasferimentoa Parone: visita della Parrocchiale, già monastica di S.Pietro.

·         Sabato 27 agosto ore 15.00 Serravalle Sesia, ritrovo presso antica Pieve di Naula, visita della stessa e della Chiesa Parrocchiale in centro paese con l'annessa Confraternita e a conclusione visita Santuario di Sant'Euseo.

 

·         Sabato 10 settembre ore 15.00 Varallo, Palazzo dei Musei, Convegno sulla personalità e l'opera dello scultore valsesiano “Casimiro Debiaggi” (1855-1939)

·         Sabato 8 ottobre dalle ore 9.30 (mattino e pomeriggio) Teatro Comunale, Convegno sulla personalità e l'opera del pittore valsesiano Pier Celestino Gilardi (1837-1905)

Soffitto della sede

 

Il Sacro Monte di S. Anna a Montrigone di Borgosesia

Il piccolo Sacro Monte di S. Anna di Montrigone a Borgosesia, si erge sull'altura del Monte Rigone e sorge nella prima metà del Seicento, un periodo storico molto difficile per la Valsesia   e non solo, caratterizzato dalle continue battaglie, sia locali (come quella tra Borgosesia e la vicina Serravalle) sia a più ampio panorama (come la Battaglia del Monferrato che vedeva Carlo Emanuele di Savoia contro gli spagnoli per riottenere il territorio) e da una feroce calamità: la peste, che penetrata dai territori d'oltralpe nel nord Italia al seguito degli eserciti, trovò terreno fertile in tutta la Valsesia per moltiplicare i contagi e  mietere vittime.

Il Monte Rigone inizialmente era sede del castello fortificato dei conti di Biandrate, feudatari di questa terra e di gran parte della Valsesia. Il castello venne però distrutto tra il 1372 e il 1374 dalla popolazione stessa, in nome di un profondo astio nei confronti dei prepotenti feudatari. Fu proprio su tali rovine che nel 1631 i terrieri di Montrigone eressero la bella Chiesa, inizialmente chiamata “ della Beata Vergine delle Grazie”e dedicata inoltre ai Santi Marco e Rocco.

La chiesa avrebbe avuto il ruolo di “salvatrice” e avrebbe liberato i credenti dalla peste, dalle guerre, dalla fame, dalla miseria. Fu soprattutto per questo motivo che il piccolo Sacro Monte fu meta di numerosi pellegrinaggi: perché in questo periodo storico come non mai, forte e profonda era la necessità di appellarsi a Dio e stabilire con Lui un contatto diretto, fatto di devozione e preghiera.

I principali fautori del santuario furono : Giovanni Dajs, detto Panigà, proprietario di un mulino e di diversi terreni e imparentato tramite la moglie con la potente casata di Borgosesia dei Gibellini (notai, diplomatici ed ecclesiastici) e il sacerdote Giovanni Battista Gibellini (canonico teologo della Basilica di S. Gaudenzio a Novara), i quali furono pienamente appoggiati dai valligiani e dai pellegrini sia moralmente che, con le loro offerte, economicamente.

La prima messa venne celebrata a lavori non ancora terminati, il 27 luglio del 1632, data che coincideva volutamente con la festa di S. Anna (rappresentata nella prima cappella interna alla Chiesa), il cui culto sarebbe diventato così importante per i credenti da sopraffare il nome originale della Chiesa trasformandolo in “Santuario di S. Anna” (XVII-XVIII sec) e riuscendo ad ottenere in dono nel 1736 la reliquia della Santa.

Un atto notarile dell'epoca testimonia che nel 1663 la fabbrica del santuario acquistò tutto il colle Rigone su cui iniziò a sorgere la Via Crucis con i suoi quattordici tempietti barocchi.

 

All'interno della Chiesa si possono osservare sei cappelle con gruppi statuari in terracotta policroma, rappresentanti episodi della vita della Madonna, dalla natività con Anna, allo sposalizio con Giuseppe, all'annunciazione dell'Angelo, alla visita ad Elisabetta, alla presentazione del Figlio al tempio con Simeone e infine alla morte della Vergine tra gli apostoli. Nell'ottava arcata, a ridosso dell'ingresso, in una piccola urna, è esposta alla venerazione la Vergine dormiente (copia più modesta di quella giacente nella cripta della Basilica di Varallo). All'interno della cupola ottagonale e sull'arco trionfale del transetto si può osservare il complesso statuale della Vergine assunta in paradiso. Da evidenziare sono inoltre i tre busti raffiguranti: Giovanni Dajs, Giovanni Battista Gibellino e Giovanni Francesco Gibellino (padre di Giambattista e figura di primo piano nella Borgosesia dell'epoca in quanto notaio, Commissario del Tribunale della Sanità e Sindaco).

Esternamente alla Chiesa si trovano tre grotte chiuse da inferiate e scavate nella roccia e appena sottostanti alle volte della fondamenta. In esse troviamo raffigurate in opere scultoree il Sacro Sepolcro di Cristo nella prima, la Maddalena nella seconda e Giovanni Battista nella terza.

Gli artisti che si occuparono delle statue del Santuario furono i tre fratelli statuari Giacomo (in primo luogo), Giovanni e Antonio Ferro, mentre non è certissima ma fortemente probabile la partecipazione del ben più noto statuario e architetto locale Giovanni d'Enrico. Ancora oggi invece non si conosce  il nome dell'architetto che progettò la chiesa, poiché il disegno andò perduto.

Operai in uscita dalla Manifattura    Operai in uscita dalla Manifattura

 

Il Parco Naturale del Monte Fenera

Alle porte di Borgosesia si erge un arrotondato contrafforte alto 899 metri , il Monte Fenera.

Dobbiamo alla peculiare struttura geologica del Fenera l'unica possibilità di ricostruire la preistoria del Piemonte. Infatti nei banchi calcareo-dolomitici della zona mediana del monte, fenomeni di carsismo hanno consentito la formazione di cavità alcune delle quali hanno reso moltissimi resti di un'antica fauna il cui interesse è notevolmente accresciuto dalla sua associazione con “industrie” dell'uomo di Neanderthal e dei gruppi umani che si sono succeduti nei millenni.

Il Parco Naturale del Monte Fenera ricopre la superficie di 3378 ettari e interessa di diversi comuni oltre a Borgosesia: Valduggia (VC) e Boca, Cavallirio, Grignasco e Prato Sesia (NO). Venne istituito nel 1987 secondo la legge regionale 53 del 1975. Il Parco, come già precedentemente detto, comprende numerose grotte: della “Torre”, “Ciutarun”, delle “Arenarie”, del “Buco della Bondaccia”, dei “Pipistrelli”, del “Laghetto”, “Ciota Ciara”.

La fauna fossile del Pleistocene rinvenute nelle grotte di Ciutarun e Ciota Ciara può farci risalire ad un periodo piuttosto antico della glaciazione di Wurm ed è rappresentata dal 95% da resti dell'Orso Spelèo: l'elevato accumulo dei reperti è dovuto ai millenni di presenza nelle cavità dell'animale che colà si rifugiava per trascorrere il lungo periodo invernale. Il 5% della fauna restante può avere importanza per la ricostruzione delle variazioni climatiche del passato (Stambecco) o per la sua rarità (Leone delle caverne). Inoltre da una breccia ossifera di Ara (Grignasco) proviene una grande mandibola incompleta del Rinoceronte di Merk (collocata alla fine dell'interglaciale Riss-Wurm).

Lo studio della ceramica domestica coeva ha reso possibile attribuire il deposito all'Età dei Metalli (3000 anni fa). La più antica presenza umana in Valsesia è assicurata dai depositi in cavità del Fenera, che hanno reso numerosi strumenti di pietra scheggiata la cui tecnica di lavorazione è attribuibile all'uomo di Neanderthal (raschiatoi in quarzite, oggetti in legno e osso). Il Neanderthal che frequentò la Valsesia a partire dal Wurm antico, circa 50.000 anni fa, possedeva un cervello di circa 1450 cm3 e, quindi, era “Homo Sapiens” di pieno diritto (anche se la forma del suo cranio manteneva caratteri arcaici). Venne soppiantato in Europa dall'uomo di tipo moderno verso i 35.000 anni da oggi. Nei depositi del Fenera, dopo un intervallo di millenni, intorno a 10.000 anni fa, si sono riscontrate tracce di Paleolitico superiore. Infine, da 5.000 anni fa (Neolitico) altri rinvenimenti si sono susseguiti fino alla romanizzazione del territorio e oltre. Sono state infatti rinvenute monete di bronzo e d'argento dell'epoca preromanica e tardo romanica . Percorrendo i vari itinerari (tramite escursioni guidate o a cavallo) si può inoltre osservare l'architettura antonelliana e del tardo neoclassico testimoniate dalle chiese, dai santuari e dai castelli locali. Di particolare interesse sono inoltre le particolari e tipiche costruzioni di legno e paglia di segale, i “Taragn” di non facile collocazione storica (probabilmente risalenti al VIII e IX secolo). Lungo i percorsi si possono osservare,infine, numerose lapidi ai caduti, testimonianza della guerra partigiana.

Il Parco mantiene un ruolo di primaria importanza anche nel campo della zoologia e nella botanica (fino a 840 entità di specie diverse!).

 

 

Parco Naturale del Monte Fenera

Sede: Fr.Annunziata 13011 Borgosesia (VC)

Tel e fax 0163. 209356

Email parco.fenera@reteunitaria.piemonte.it